La pratica di far uccidere possibili futuri pretendenti al momento dell'ascesa al trono, acquistò valore giuridico nell'impero ottomano essendo inserita nel Kanunname del sultano Maometto II (1432-1481), con una norma che fu chiamata legge del fratricidio. Essa prevedeva che con l'assenso degli ulema (religiosi e dottori garanti della legge coranica), il sultano potesse far uccidere i propri fratelli e parenti stretti. Lo stesso Maometto II l'aveva applicata ante litteram al momento della sua salita al trono, eliminando l'unico fratello Ahmed ancora neonato.
La norma sembrava rendersi necessaria in quanto la successione non veniva regolata da un'apposita legge e il trono passava di padre in figlio senza riguardi per l'eventuale maggiore anzianità, scatenando dunque spesso accese lotte dinastiche. La legge fu applicata con una certa frequenza fino alla fine del XVII secolo.
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