Come avrete saputo, ieri un soldato statunitense, Nidal Malik Hasan, psichiatra militare, ha ucciso 12 persone e ferite oltre 20; l'incidente era stato inizialmente trattato come un caso di improvvisa follia unita a stress, ed e' tuttora inquadrato come tale presso alcune testate. I dettagli che sono emersi in seguito, e che continuano ad emergere ora dopo ora, delineano chiaramente e senza alcuna incertezza questo terribile episodio come un attacco terrorista di matrice Islamica.
"Jihad a Fort Hood", di Robert Spencer (l'autore di Jihad Watch) per Front Page Mag, 6 Novembre (l'articolo sara' tradotto nel corso della giornata):
AGGIORNAMENTO 06/11/09 22:42: l'articolo e' stato tradotto in Italiano.

Il Maggiore Nidal Malik Hasan, uno psichiatra dell'esercito degli Stati Uniti, ha assassinato dodici persone e ne ha ferite ventuno a Fort Hood in Texas ieri, mentre, secondo i testimoni, "gridava qualcosa in Arabo mentre sparava". Gli investigatori si interrogano ed esprimono sorpresa circa le sue motivazioni. Secondo NPR, "le motivazioni della sparatoria non sono immediatamente chiare, dicono fonti ufficiali." Il Washington Post e' d'accordo: "I motivi rimangono poco chiari, anche se alcune fonti riportano che il sospetto si opponeva al coinvolgimento Statunitense in Afghanistan e in Iraq ed era adirato all'idea di un suo imminente dispiegamento." L'Huffington Post mette le mani avanti, affermando che "non vi e' alcun rapporto concreto secondo cui Nidal Malik Hasan sia Musulmano o Arabo."
Nonostante questo, e molto altro, le motivazioni del maggiore Hasan sono perfettamente chiare -- ma e' una motivazione che le forze della correttezza politica e dei gruppi che appoggiano l'Islam negli Stati Uniti hanno lavorato per anni per oscurare. Cosi' un altro significativo attacco terroristico jihadista ha avuto luogo sul suolo Americano, e le autorita' e i media principali non sono in grado di spiegare perche' cio' accada - e prove sovrabbondanti che mostrano che si sia trattato di un attacco jihadista vengono ignorate.
Nidal Malik Hasan e' nato in Virginia ma non si considerava Americano: in una scheda riempita ad un Centro Comunitario Islamico a Silver Spring, Maryland, ha scritto come sua nazionalita' "Palestinese" invece di "Americana". Un rappresentante della moschea l'ha trovato curioso, dicendo: "Non so perche' si e' dichiarato Palestinese. Non e' nato in Palestina."
Si laureato al Politecnico della Virginia e ha un dottorato in psichiatria dalla Universita' dei Servizi Unificati del dipartimento di Scienze della Salute. Mentre era li', l'NPR riporta che Hasan "era stato messo in provazione all'inizio del suo lavoro post-laurea" ed era stato oggetto di un "provvedimento disciplinare per il proselitismo che conduceva per la sua fede Islamica con pazienti e colleghi."
Era uno psichiatra al Centro Medico Walter Reed dell'Esercito per sei anni prima di essere trasferito a Fort Hood quest'anno. Durante la sua permanenza al Walter Reed, era un membro "molto devoto" e visitatore quotidiano del Centro Islamico Comunitario di Silver Spring. Faizul Khan, un ex-imam al Centro, ha espresso incredulita' circa gli omicidi di Hasan: "Nel sentire cosa abbia fatto, non capisco cosa gli sia passato per la testa. Non c'era nulla di estremista nelle sue domande. Non ha mai mostrato alcuna frustrazione... Non ha mai mostrato alcun rimorso o desiderio di vendetta per qualcuno."
Quindi si dichiarava Palestinese ed era un devoto Musulmano - e quindi? Queste cose, naturalmente, non hanno alcun significato se si assume che l'Islam sia una Religione di Pace e che un Musulmano devoto che legga le molte ingiunzioni del Corano a muovere guerra contro gli infedeli sappia che queste non hanno alcuna validita' o applicabilita' per il mondo di oggi. Sfortunatamente, un numero di Musulmani troppo elevato per essere rassicurante in tutto il mondo mostrano tanto nelle parole che nelle azioni di prendere queste ingiunzioni molto seriamente. E Nidal Hasan aveva mostrato in diverse occasioni di essere uno di questi.
Il 20 Maggio 2009, un uomo che si firmava "NidalHasan" ha scritto questo messaggio in difesa degli attentatori suicidi:
Una granata e' stata gettata in mezzo a un gruppo di soldati Americani. Uno dei soldati, capendo che era troppo tardi per scappare e' saltato nella sua tomba con l'intento di salvare i suoi compagni. Invero l'ha fatto. Ha intenzionalmente preso la sua vita (suicidio) per una nobile causa, cioe' salvare le vite dei suoi soldati. Dire che questo soldato ha commesso suicidio e' inappropriato. E' piu' appropriato dire che e' un coraggioso eroe che ha sacrificato la sua vita per una causa piu' nobile. Gli studiosi fanno questo parallelo con gli attentatori suicidi il cui intento, sacrificando le loro vite, e' di aiutare a salvare i Musulmani uccidendo soldati nemici. Se un attentatore suicida puo' uccidere 100 soldati nemici perche' li ha presi di sorpresa questo sarebbe considerata una vittoria strategica. La loro itnenzione non e' di morire per disperazione. Lo stesso si puo' dire dei Kamikaze in Giappone. Sono morti (schiantando i loro aerei sulle navi) per uccidere i nemici della loro patria. Puoi chiamarli matti se vuoi ma le loro azioni non erano quelle del suicidio che e' disprezzato dall'Islam. Quindi il discorso degli studiosi e' che "L'INTENTO E' QUELLO CHE CONTA" ed Allah (SWT) ne sa di piu'.
Naturalmente, potrebbe non essere lo stesso Nidal Hasan. Ma c'e' dell'altro. Uno dei suoi ex colleghi, il Colonnello Terry Lee, si ricorda che Hasan faceva dichiarazioni come "i Musulmani hanno il diritto di affrontare l'esercito Americano", "i Musulmani hanno il diritto di difendersi dagli aggressori", e parlava anche favorevolmente di persone che "legano bombe su di se' e vanno a Times Square."
Forse ha semplicemente perso il controllo, magari a causa del suo imminente dispiegamento in Iraq. Ma e' importante notare che se l'ha fatto, ha perso il controllo esattamente nello stesso modo in cui diversi altri Musulmani nell'esercito degli Stati Uniti hanno perso il controllo in passato. In Aprile del 2005, un Musulmano che militava nell'esercito statunitense, Hasan Akbar, e' stato condannato per l'omicidio di due soldati Americani e il ferimento di quattordici in un attacco con granate in Kuwait. AP ha riportato: "Il magistrato ha detto che Akbar ha riferito agli investigatori di aver lanciato l'attacco perche' era preoccupato che le truppe Americane avrebbero ucciso dei suoi fratelli Musulmani in Iraq. Ha detto di aver pianificato freddamente l'attacco per ottenere la "massima carneficina" contro i suoi compagni della 101esima Divisione Aerea."
E la furia omicidia di Hasan ricorda quella che cinque uomini Musulmani nel New Jersey hanno cercato di scatenare a Fort Dix, New Jersey, nel 2007, quando hanno pianificato di entrare in una base dell'esercito e uccidere piu' soldati che potevano.
Quello era un attentato jihadista. Uno dei cospiratori, Serdar Tatar, ha detto ad un informatore dell'FBI nel 2006: "Lo faro'... non importa per me, se saro' incarcerato, arrestato o portato via, non importa. O se muoio, non importa, lo faro' in nome di Allah." Un altro cospiratore, Mohamad Shnewer, e' stato registrato mentre diceva, "Loro sono quelli a cui pianteremo pallottole in testa, se Allah lo vorra'."
Le affermazioni di Nidal Hasan riguardo allo scontro tra Musulmani ed esercito degli Stati Uniti non sono troppo lontani da queste, anche se meno esplicite. Ignorare o sottovalutare il ruolo che le credenze e assunzioni Islamiche abbiano in questi omicidi potra' solo assicurare che - ancora una volta - non verra' fatto nulla per evitare l'eventuale ascesa del prossimo Nidal Hasan.

