Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas (aggiornato 06/11/09 22:42)

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Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas (aggiornato 06/11/09 22:42)

Messaggiodi Herbrand » 06/11/2009, 4:44 pm

ATTENZIONE: l'articolo al momento e' in inglese, e sara' tradotto al piu' presto possibile in questa stessa pagina.

Come avrete saputo, ieri un soldato statunitense, Nidal Malik Hasan, psichiatra militare, ha ucciso 12 persone e ferite oltre 20; l'incidente era stato inizialmente trattato come un caso di improvvisa follia unita a stress, ed e' tuttora inquadrato come tale presso alcune testate. I dettagli che sono emersi in seguito, e che continuano ad emergere ora dopo ora, delineano chiaramente e senza alcuna incertezza questo terribile episodio come un attacco terrorista di matrice Islamica.

"Jihad a Fort Hood", di Robert Spencer (l'autore di Jihad Watch) per Front Page Mag, 6 Novembre (l'articolo sara' tradotto nel corso della giornata):

AGGIORNAMENTO 06/11/09 22:42: l'articolo e' stato tradotto in Italiano.

Immagine

Il Maggiore Nidal Malik Hasan, uno psichiatra dell'esercito degli Stati Uniti, ha assassinato dodici persone e ne ha ferite ventuno a Fort Hood in Texas ieri, mentre, secondo i testimoni, "gridava qualcosa in Arabo mentre sparava". Gli investigatori si interrogano ed esprimono sorpresa circa le sue motivazioni. Secondo NPR, "le motivazioni della sparatoria non sono immediatamente chiare, dicono fonti ufficiali." Il Washington Post e' d'accordo: "I motivi rimangono poco chiari, anche se alcune fonti riportano che il sospetto si opponeva al coinvolgimento Statunitense in Afghanistan e in Iraq ed era adirato all'idea di un suo imminente dispiegamento." L'Huffington Post mette le mani avanti, affermando che "non vi e' alcun rapporto concreto secondo cui Nidal Malik Hasan sia Musulmano o Arabo."

Nonostante questo, e molto altro, le motivazioni del maggiore Hasan sono perfettamente chiare -- ma e' una motivazione che le forze della correttezza politica e dei gruppi che appoggiano l'Islam negli Stati Uniti hanno lavorato per anni per oscurare. Cosi' un altro significativo attacco terroristico jihadista ha avuto luogo sul suolo Americano, e le autorita' e i media principali non sono in grado di spiegare perche' cio' accada - e prove sovrabbondanti che mostrano che si sia trattato di un attacco jihadista vengono ignorate.

Nidal Malik Hasan e' nato in Virginia ma non si considerava Americano: in una scheda riempita ad un Centro Comunitario Islamico a Silver Spring, Maryland, ha scritto come sua nazionalita' "Palestinese" invece di "Americana". Un rappresentante della moschea l'ha trovato curioso, dicendo: "Non so perche' si e' dichiarato Palestinese. Non e' nato in Palestina."

Si laureato al Politecnico della Virginia e ha un dottorato in psichiatria dalla Universita' dei Servizi Unificati del dipartimento di Scienze della Salute. Mentre era li', l'NPR riporta che Hasan "era stato messo in provazione all'inizio del suo lavoro post-laurea" ed era stato oggetto di un "provvedimento disciplinare per il proselitismo che conduceva per la sua fede Islamica con pazienti e colleghi."

Era uno psichiatra al Centro Medico Walter Reed dell'Esercito per sei anni prima di essere trasferito a Fort Hood quest'anno. Durante la sua permanenza al Walter Reed, era un membro "molto devoto" e visitatore quotidiano del Centro Islamico Comunitario di Silver Spring. Faizul Khan, un ex-imam al Centro, ha espresso incredulita' circa gli omicidi di Hasan: "Nel sentire cosa abbia fatto, non capisco cosa gli sia passato per la testa. Non c'era nulla di estremista nelle sue domande. Non ha mai mostrato alcuna frustrazione... Non ha mai mostrato alcun rimorso o desiderio di vendetta per qualcuno."

Quindi si dichiarava Palestinese ed era un devoto Musulmano - e quindi? Queste cose, naturalmente, non hanno alcun significato se si assume che l'Islam sia una Religione di Pace e che un Musulmano devoto che legga le molte ingiunzioni del Corano a muovere guerra contro gli infedeli sappia che queste non hanno alcuna validita' o applicabilita' per il mondo di oggi. Sfortunatamente, un numero di Musulmani troppo elevato per essere rassicurante in tutto il mondo mostrano tanto nelle parole che nelle azioni di prendere queste ingiunzioni molto seriamente. E Nidal Hasan aveva mostrato in diverse occasioni di essere uno di questi.

Il 20 Maggio 2009, un uomo che si firmava "NidalHasan" ha scritto questo messaggio in difesa degli attentatori suicidi:

Una granata e' stata gettata in mezzo a un gruppo di soldati Americani. Uno dei soldati, capendo che era troppo tardi per scappare e' saltato nella sua tomba con l'intento di salvare i suoi compagni. Invero l'ha fatto. Ha intenzionalmente preso la sua vita (suicidio) per una nobile causa, cioe' salvare le vite dei suoi soldati. Dire che questo soldato ha commesso suicidio e' inappropriato. E' piu' appropriato dire che e' un coraggioso eroe che ha sacrificato la sua vita per una causa piu' nobile. Gli studiosi fanno questo parallelo con gli attentatori suicidi il cui intento, sacrificando le loro vite, e' di aiutare a salvare i Musulmani uccidendo soldati nemici. Se un attentatore suicida puo' uccidere 100 soldati nemici perche' li ha presi di sorpresa questo sarebbe considerata una vittoria strategica. La loro itnenzione non e' di morire per disperazione. Lo stesso si puo' dire dei Kamikaze in Giappone. Sono morti (schiantando i loro aerei sulle navi) per uccidere i nemici della loro patria. Puoi chiamarli matti se vuoi ma le loro azioni non erano quelle del suicidio che e' disprezzato dall'Islam. Quindi il discorso degli studiosi e' che "L'INTENTO E' QUELLO CHE CONTA" ed Allah (SWT) ne sa di piu'.


Naturalmente, potrebbe non essere lo stesso Nidal Hasan. Ma c'e' dell'altro. Uno dei suoi ex colleghi, il Colonnello Terry Lee, si ricorda che Hasan faceva dichiarazioni come "i Musulmani hanno il diritto di affrontare l'esercito Americano", "i Musulmani hanno il diritto di difendersi dagli aggressori", e parlava anche favorevolmente di persone che "legano bombe su di se' e vanno a Times Square."

Forse ha semplicemente perso il controllo, magari a causa del suo imminente dispiegamento in Iraq. Ma e' importante notare che se l'ha fatto, ha perso il controllo esattamente nello stesso modo in cui diversi altri Musulmani nell'esercito degli Stati Uniti hanno perso il controllo in passato. In Aprile del 2005, un Musulmano che militava nell'esercito statunitense, Hasan Akbar, e' stato condannato per l'omicidio di due soldati Americani e il ferimento di quattordici in un attacco con granate in Kuwait. AP ha riportato: "Il magistrato ha detto che Akbar ha riferito agli investigatori di aver lanciato l'attacco perche' era preoccupato che le truppe Americane avrebbero ucciso dei suoi fratelli Musulmani in Iraq. Ha detto di aver pianificato freddamente l'attacco per ottenere la "massima carneficina" contro i suoi compagni della 101esima Divisione Aerea."

E la furia omicidia di Hasan ricorda quella che cinque uomini Musulmani nel New Jersey hanno cercato di scatenare a Fort Dix, New Jersey, nel 2007, quando hanno pianificato di entrare in una base dell'esercito e uccidere piu' soldati che potevano.

Quello era un attentato jihadista. Uno dei cospiratori, Serdar Tatar, ha detto ad un informatore dell'FBI nel 2006: "Lo faro'... non importa per me, se saro' incarcerato, arrestato o portato via, non importa. O se muoio, non importa, lo faro' in nome di Allah." Un altro cospiratore, Mohamad Shnewer, e' stato registrato mentre diceva, "Loro sono quelli a cui pianteremo pallottole in testa, se Allah lo vorra'."

Le affermazioni di Nidal Hasan riguardo allo scontro tra Musulmani ed esercito degli Stati Uniti non sono troppo lontani da queste, anche se meno esplicite. Ignorare o sottovalutare il ruolo che le credenze e assunzioni Islamiche abbiano in questi omicidi potra' solo assicurare che - ancora una volta - non verra' fatto nulla per evitare l'eventuale ascesa del prossimo Nidal Hasan.
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Re: Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas

Messaggiodi ago86 » 06/11/2009, 4:52 pm

Ho sentito la notizia alla radio, ma non ne hanno parlato in questi termini. Hanno detto semplicemente che quel tizio si rifiutava di andare in Iraq e si è asseragliato e messo a sparare. Aspetto la traduzione del testo per ulteriori particolari.
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Re: Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas

Messaggiodi Antonio » 06/11/2009, 7:53 pm

Sì, la notizia è questa: un pacifico musulmano, poverino, disperato perché gli volevano far fare una cosa cattiva come quella di andare alla guerra a combattere i suoi fratelli, ha esagerato un po'.
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Re: Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas

Messaggiodi hansen » 06/11/2009, 8:24 pm

Antonio ha scritto:Sì, la notizia è questa: un pacifico musulmano, poverino, disperato perché gli volevano far fare una cosa cattiva come quella di andare alla guerra a combattere i suoi fratelli, ha esagerato un po'.



sembrerebbe uno dei tanti mussulmani moderati :))


http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-m ... va-142376/
Strage di Fort Hood: Hasan gridava “Allah akbar” mentre sparava
L'uomo che ha compiuto la strage di Fort Hood gridava "Dio è grande" in arabo mentre sparava
Nidal Malik Hasan

Nidal Malik Hasan

Sparava all’impazzata sui commilitoni inermi e gridava “Allah Akbar”, Dio è grande, lo psichiatra Nidal Hasan che ieri giovedì 5 novembre ha ucciso 13 persone a Fort Hood in Texas.

A dirlo alla Nbc è il generale Robert Cone, comandante della base teatro della sparatoria. Il generale ha citato in proposito testimonianze concordi di militari sopravvissuti alla strage.
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Re: Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas

Messaggiodi hansen » 06/11/2009, 8:48 pm

Crix100 ha scritto:E' inquietante come ancora una volta gli Stati Uniti dimostrino la loro intima debolezza (che poi è la debolezza dell'intero mondo occidentale).
Che senso ha un esercito che deve proteggerti se poi alla fine ci fai entrare le stesse persone da cui fondamentalmente ti devi difendere???


quoto al 200% il mondo occidentale sta abbandonando le proprie origini cultura e tradizioni per lasciare posto all islam,sotto un esempio


http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-e ... ea-142165/
Cronaca Europa
Religioni: niente crocefissi ma Marsiglia costruisce mega-Moschea
Il permesso lo ha firmato Jean Claude Gaudin, senatore-sindaco di Marsiglia

moscheaIl permesso lo ha firmato Jean Claude Gaudin, senatore-sindaco di Marsiglia. I 200 mila musulmani della grande città del Sud francese avranno entro il 2011 il tempio del loro culto. La costruiranno nei quartieri Nord della città e sarà la più grande del Continente a tradizione cattolica.

Si tratterà di una moschea-cattedrale in una città che ha oggi 83 luoghi di culto islamico. Sarà una costruzione immensa con una sala di preghiera per 7 mila persone e con un minareto alto 25 metri che proietterà un faro di luce.

L’opera prevede anche una scuola teologica, una biblioteca, un ristorante e un anfiteatro. Unica concessione alla destra francese che ha combattuto la maxicostruzione: non si potrà pregare all’esterno del grande tempio.

Il problema, ottenuta la concessione, è ora trovare i 22 milioni di euro del costo progettuale. Ma nessuno ha dubbi che i soldi arriveranno, anche da una sottoscrizione pubblica già partita. Posa della prima pietra: il 21 aprile 2010. Beffa delle coincidenze: è il Natale di Roma…
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Re: Jihad a Fort Hood: 12 morti e 30 feriti in Texas

Messaggiodi hansen » 08/11/2009, 2:00 am

hansen ha scritto:
Crix100 ha scritto:E' inquietante come ancora una volta gli Stati Uniti dimostrino la loro intima debolezza (che poi è la debolezza dell'intero mondo occidentale).
Che senso ha un esercito che deve proteggerti se poi alla fine ci fai entrare le stesse persone da cui fondamentalmente ti devi difendere???


http://www.ilgiornale.it/esteri/quei_35 ... comments=1
Quei 3.500 musulmani nell’esercito Usa

Il colonnello dei Marines che va in battaglia con i versi del Corano appesi al collo, ma pure il sergente impazzito nel nome dell’islam che ammazza i commilitoni. I soldati di fede musulmana nelle forze armate americane sono una realtà a diverse facce. In tutto 3.572 secondo i dati del Pentagono. Di questi, 1.164 servono nell’esercito, come il maggiore che ha fatto la strage in Texas. Nella stragrande maggioranza dei casi sono assolutamente fedeli alla bandiera a stelle e strisce. Combattono i talebani in Afghanistan oppure i terroristi di al Qaida in Irak con le stesse paure e senso del dovere dei loro commilitoni.
Il colonnello Douglas Burpee è l’ufficiale musulmano più alto in grado del glorioso corpo dei Marines. Pilota di elicottero, il suo nome in codice è Haij, l’appellativo di chi è andato a fare il pellegrinaggio alla Mecca. «Tutti sanno che sono musulmano. Quando volo porto al collo un simbolo con un verso del Corano. Essere soldato ed islamico non mi crea alcun problema», ha dichiarato il colonnello. Burpee, convertito a 19 anni, ha servito in Afghanistan e sui talebani le sue idee sono chiare. «Sono un’organizzazione terroristica – spiega il colonnello –. Questa gente usa l’islam come facciata, ma non hanno nulla a che fare con la religione».
Diversi musulmani sono caduti sui fronti di guerra degli Stati Uniti. L’età media dei militari che abbracciano l’islam è di 21 anni. In molte basi, come quella di Fort Hood, dove è avvenuta la strage, le reclute hanno spazi per pregare e leggere il Corano. Le stesse Mre, le razioni di combattimento Usa, sono composte per rispettare tutti i gusti, dalla pasta italiana alle pietanze vegetariane e le religioni. Esiste il menu senza carne di maiale per gli islamici ed il cibo kosher per gli ebrei.
Il sergente Youssef Mandour è arrivato negli Usa dal Marocco a 17 anni. A 23 si è arruolato e ha già servito per 12 mesi in Irak. Sotto le armi ha studiato e imparato l’inglese. Mansour è sempre stato musulmano, ma in battaglia non si è mai tirato indietro. «La guerra al terrorismo non è contro l’islam – sostiene il sottufficiale –. Combattiamo dei criminali e siamo andati in Irak a portare la democrazia. Mi vergogno profondamente di gente come Osama Bin Laden che utilizza la religione per inneggiare alla guerra santa».
Purtroppo non tutti i musulmani con le stellette la pensano come Mansour. Il sergente Hasan Akbar, di Los Angeles, è un condannato a morte. Nel marzo del 2003, alla vigilia dell’invasione dell’Irak, aveva lanciato delle granate nelle tende dei commilitoni della 101ª divisione aviotrasportata accampati in Kuwait. Mentre lo portavano via, dopo aver ammazzato un militare e ferito altri 14 urlava: «Venite nei nostri Paesi per stuprare le donne ed uccidere i bambini».
In seguito all’11 settembre sono sorte delle associazioni di militari e veterani musulmani. La più importante, con 15mila iscritti, è guidata da Qassem Uqdah, un ex marine. In rete hanno dei siti che si aprono con «salam Aleikum», la pace sia con te, dove si trovano storie interessanti. Come quella di Terry Holdbrooks. Poliziotto militare, era stato inviato a Guantanamo, dove Ahmed Errachidi, un prigioniero marocchino soprannominato «il generale», lo ha convertito all’islam. Holdbrooks ha lasciato le forze armate e frequenta regolarmente la moschea vicino all’università di Phoenix osannato come un miracolato per la sua conversione.




c e seriamente da preoccuparsi
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