La genesi del Corano

Discussioni sul Corano e sulla Sunna.

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La genesi del Corano

Messaggiodi Antonio » 14/07/2009, 7:35 pm

Costituzione della raccolta del Corano da parte di Abū Bakr

Quando ̀Alī ibn Abī Talib disse ad Abū Bakr, durante il primo sermone di alleanza, «ero occupato a riunire il Libro di Dio, come mi aveva raccomandato», gli risposero: «A noi ha raccomandato una cosa a te un'altra.
Forse che noi non possiamo riunire il Libro di Dio?»
Si misero d'accordo; riunirono tutte le parti del Libro, imparate a memoria, come, ad esempio, la sura "Dell'Immunità", trascritta in base a quanto l'arabo venuto dal deserto ricordava; misero insieme altri testi isolati, ritrovati, scritti su fogli e legno, su rami di palma e su ossa di scapole. Ma il materiale non venne riunito in un unico volume; essi avevano fogli e rotoli alla maniera degli ebrei, astuzia dovuta ̀Abd Allah ibn Salām e al-Ahbar 1.

Diverse letture coraniche

Le genti, dunque, recitavano il testo in modi diversi; alcuni seguivano quello riunito da ̀Alī ibn Abī Talib, e questi sono i suoi seguaci e la sua famiglia.
Altri seguivano la raccolta ora ricordata.
Altri ancora seguivano quello del solitario arabo beduino venuto dal deserto dicendo: «lo ho una lettera, un versetto, in meno o in più» che, poi, veniva trascritto, ma nessuno ne sapeva la storia né perché fosse stato rivelato.
Un gruppo, poi, seguiva la lettura di Ibn Mas ̀ūd a causa di questa affermazione: «Chi vuole leggere il Corano teneramente dolcemente come quando è stato rivelato, lo legga secondo la lettura di Ibn Umm ̀Abd»2.
Una volta l'anno il testo veniva presentato a Muhammad, ma nell'anno in cui morì gli venne presentato due volte.
Altri poi, seguivano la lettura di Ubayy ibn Ka ̀b poiché si diceva «la migliore lettura è di Ubayy»3 anche se è paragonabile a quella di Ibn Mas'ud.

La redazione del Corano sotto il califfo 'Utmān

Le genti dunque seguivano letture diverse quando il califfato giunse nelle mani di ̀Utmān, ibn 'Affan.
̀AlI ibn AbI Talib incominciò a esigere spiegazioni da ̀Utmān, a rilevare i suoi sbagli, a criticarlo e contraddirlo e tutto ciò preparando la sua uccisione 4.
A quel tempo ognuno recitava i versetti coranici in maniera diversa; ognuno diceva all'altro: «la mia lettura è migliore della tua» appellandosi al maestro dal quale avevano appreso tale lettura. Così il testo aveva subito cambiamenti e alterazioni, era o più lungo o più corto.
̀Utmān venne informato di ciò e del rancore che, per questo motivo, le genti nutrivano le une contro le altre; gli fu riferito del pericolo che, in tal modo, si sarebbe insinuato tra loro e della formazione, al loro interno, di gruppi contrapposti. Se la situazione, poi, si fosse protratta e si fosse aggravata, sarebbe sorto un eccidio, il Libro si sarebbe alterato e sarebbe tornata l'apostasia.
̀Utmān inviò gli emissari; riunì quanto poteva di rotoli, di brevi pezzi scritti e quanto era stato redatto prima 5.
Nulla, però, della raccolta di ̀Alī ibn Abī Talib fece parte della redazione coranica di ̀Utmān, nessuno, difatti, si interessò a lui, alla sua raccolta e a chi seguiva la sua lettura.
Anche a Ibn Mas'ud venne chiesto di consegnare la raccolta, ma questi si rifiutò e venne esiliato a Kūfa 6.
Si servirono di Abū Mūsà al-Aš̀ ̀arī; poi ordinarono a Zayd ibn Tābit al-Ansārī e ̀Abd Allāh ibn ̀Abbās di redigere il testo correggendolo e sopprimendo quanto era alterato 7. Ma essi erano giovani. Venne loro detto «quando siete in disaccordo su qualche cosa, su una pronuncia, su un nome, scrivetelo secondo la lingua dei Qurayš»8. Su numerose parole non s'accordarono come ad esempio sul termine al-tābūt 9 così letto da Ibn ̀Abbas ma non da Zayd che diceva al-tābūh. Infine fu scritto secondo la lingua dei Qurayš. Si verificarono tante situazioni simili a queste.
Non appena stabilirono tale recensione basandosi sulle raccolte possedute, vennero effettuate quattro copie in bella scrittura; una fu inviata a Mecca, la seconda restò a Madīna, la terza fu inviata a Damasco. Mentre quest'ultima, oggi, si trova a Malatya, la copia inviata a Mecca sopravvisse fino al tempo di Abū Sarāyā quando la Ka ̀ba fu, per l'ultima volta, razziata, ma non per sua mano 10; in quel tumulto questa copia andò perduta, e si dice che bruciò assieme ad altro.
La raccolta di Madīna, invece, scomparve durante i tumulti di al-Hīra al tempo di Yazīd ibn Mu ̀āwiya 11.
La quarta copia fu inviata in Iraq, a Kūfa che era, a quei tempi, la cupola dell'Islām, il luogo di riunione degli emigrati e dei compagni del Profeta; si dice che quell' esemplare si trovi ancor oggi a Kūfa. Ma ciò è falso poiché andò perduto ai tempi di al-Muhtār 12.
Poi ̀Utmān ordinò di ammassare insieme tutte le altre raccolte e i rotoli già riuniti negli altri paesi. Informò i governatori di raccogliere tutte le copie possibili e di distruggerle, e, se avessero saputo che qualcuno ne possedeva una copia o un brano, di minacciarlo e punirlo. Tutto il materiale raccolto fu fatto bollire nell'aceto, fu lì lasciato finché si fosse frantumato e distrutto.

Passi del Corano scomparsi

Di quanto esisteva prima restarono solo piccoli frammenti.
Si dice che la sura "Della Luce" fosse più lunga della sura "Della vacca"; che la sura "Delle fazioni alleate" fosse stata amputata, e per questo non è completa; che la sura "Dell'Immunità" e la sura "Del bottino" fossero tutt'una, e per questo non sono separate dalla formula "In nome di Dio, Clemente, Misericordioso".
Ibn Mas ̀ūd poi affermò, quando le due ultime sure vennero introdotte nella raccolta, «Non aggiungete al testo ciò che non vi era». ̀Umar dal minbar dichiarò: «Nessuno affermi che il versetto della lapidazione non si trova nel Libro di Dio poiché noi leggevamo così: "Il vecchio e la vecchia che fornicano, lapidateli irrevocabilmente"»13 Se io non temessi che si dica che ̀Umar abbia aggiunto nel Corano ciò che non vi era, io l'avrei fatto. Durante l'ultimo sermone, ̀Umar fece la seguente affermazione: «Nessuno, da me conosciuto, ha detto che il versetto del matrimonio temporaneo non è contenuto nel Libro di Dio, ché noi lo leggevamo e ora è stato omesso. Che Dio non ricompensi nel bene chi lo ha fatto omettere! ché ritenuto degno di fiducia, non ha tenuto fede al deposito confidatogli, non è stato sincero verso Dio e il Suo inviato».
̀Umar affermò, alludendo a chi aveva fatto omettere dal Corano numerosi versetti: «Non avrebbe dovuto rendere facile per gli uomini il cammino che porta a Dio, ché Muhammad era stato inviato con una religione larga».
Ubayy ibn Ka ̀b affermò: «Le due sure da noi lette», riferendosi alla prima recensione ché non era vivo al tempo della seconda. Queste due sure sono quella "Del qanūt” e "Del witr” che così recitano: «Noi imploriamo il tuo soccorso, noi chiediamo il tuo perdono, noi chiediamo di essere rettamente guidati da te, noi crediamo in te, noi a te ci rimettiamo» fino alla fine della preghiera del witr.
E così il versetto del matrimonio temporaneo che ̀Alī fece omettere completamente 14; egli racconta che, al suo tempo, sentì un uomo recitare quel versetto, lo chiamò, lo batté con la frusta e ordinò che nessuno mai avrebbe dovuto recitarlo. ̀A'iša, anche per questo motivo, lo diffamò il giorno della battaglia del Cammello 15. Entrata nella casa di ̀Abd Allāh ibn Halaf al-Hūzā'ī disse fra le altre cose: « ̀Alì fustiga e percuote in nome del Corano, vieta la sua lettura; egli ha cambiato e alterato il testo»16.
Inoltre la raccolta di ̀Abd Allah ibn Mas ̀ūd è stata trasmessa in eredità fino ad oggi, mentre la copia di ̀Alì ibn Abī Tālib è in possesso della sua famiglia.

Redazione del testo coranico per mano di al-Hağğāğ



Poi fu la volta di al-Hağğāğ ibn Yūsuf. Non tralasciò raccolta che non fosse sequestrata e molto omise e aggiunse. Ricordano che alcuni versetti vennero fatti rivelare per i Banū Umiyya, altri, per i Banū. 'Abbās, designati per i loro nomi.

Furono eseguiti sei esemplari conformi alla recensione voluta al-Hağğāğ: uno fu inviato in Egitto, un secondo a Damasco, un terzo a Madīna, un quarto a Mecca, un quinto a Kūfa e l'ultimo a Basra.

Quanto a quelle raccolte antiche, le fece bollire nell'olio distruggendole come aveva fatto ̀Utman 17.



note

1.Secondo la tradizione islamica la raccolta del testo coranico era già avviata prima della morte del Profeta ma durante il califfato di Abū Bakr, 'Umar propose a Zayd ibn Tābit, scriba di Muhammad, di riunire tutto il Corano, sia scritto sia conservato nella memoria dei credenti. Questa "copia" venne poi trasmessa a 'Umar, divenuto califfo. Si ritiene che il ductus consonantico finale venne fissato definitivamente sotto il regno di 'Ulmān (644-656) e che il testo vocalizzato definitivo all'inizio del IV/X secolo.
2. La tradizione ci informa dell'esistenza di corpus coranici raccolti da compagni del Profeta. La redazione di 'Abd Allāh ibn Mas'ud (m.650) mancava delle sure I, CXIII e CXIV e conteneva delle varianti rispetto al testo riunito da Abū Bakr. Per la citazione di al-Kindī si vedano Ibn Mağā, Muqaddima 11 e Ahmad ibn Hanbal, I,7,26,445,454; II,446; IV,279 apud Wensinck s.v. Qirā’a.
3. Altra raccolta coranica contenente due sure in più rispetto alla redazione di Abū Bakr. conservateci da Suyūtī. Si vedano Ibn Hanbal, I,375,429,451 e Ibn Mağā, Ğanā’iz 57 in 57 Wensinck s.v. Qurrā’.
4. Allusione al regicidio di 'Utmān (656) - il cui governo assoluto e centralizzato e teso a garantire i privilegi solo al suo clan omayyade, provocò lo scardinamento del sistema tribale e islamico insieme - e al conflitto che si apre, dopo il suo assassinio, tra Mu 'āwiya e 'Alī ibn Abī Tālib che in quanto califfo avrebbe dovuto assolvere alla vendetta di 'Utmān reclamata dai suoi parenti.
5. A lui si deve una definitiva recensione del Corano basata su quella di Zayd ibn Tābit. Le copie furono inviate in tutte le città dove man mano si sostituirono alle altre lì seguite. I passi qui riassunti da al-Kindī si trovano con qualche variante in Ibn Abī Dā'ūd al-Siğistānī, pp. 19,22.
6. Ibn Mas 'ūd si oppose all' accettazione della vulgata 'utmaniana. Non si sa se fu esiliato a Kūfa dove si seguiva la sua redazione coranica. Nell'edizione del 1912 (p. 89) vi è anche questo brano: «Quanto a Ubayy ibn Ka'b, morì prima della prima recensione coranica».
7. 'Utmān, dopo aver ottenuto la copia redatta al tempo di Abū Bakr, nominò una commissione costituita da Zayd ibn Tābit e tre meccani cui diede l'ordine di seguire il dialetto dei Qurayš.
8. Si veda Ibn Abī Dā'ūd al-Sigistānī, p. 19.
9. Il termine significa "arca dell'Alleanza" come in Corano, II,248 e "cassa" come in Corano, XX,39. Classico l'esempio del "tābūh" "tābūt". Si veda Noldeke-Schwally 1938, II,47-117 e
Bartolomeo d'Edessa, Elenchos, 1393.
10. al-Kindī si riferisce alla rivolta scoppiata a Kūfa nell'815 capeggiata da Abū Sarāyā poi
propagatasi anche in Arabia.
11. Secondo califfo omayyade (680-683).
12. Capeggiò una rivolta condotta in nome di Muhammad ibn al-Hanafiyya, figlio di 'Alī ibn Abī
Tālib ma non di Fātima, scoppiata a Kūfa nel 685-687 colorata di elementi estremisti sciiti.
13. Cfr. Ibn Hišām, II,658.
14. Cfr. per esempio Ibn Hanbal, I,52 e 142; si veda comunque Wensinck s.v. Mut'a.
15. Si veda n. 186.
16. al-Huzā'ī (m. 656) fu segretario del divano a Basra.
17. al-Kindī riassume l'ultima revisione del testo coranico per opera di al-I:faggag il famoso governatore omayyade dell'Iraq. Si veda Ibn AbI Da'iid al-SigistanI, pp. 49-50 secondo cui al-Hağğāğ avrebbe cambiato più di 10 letture coraniche.
Antonio
 
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Re: La genesi del Corano

Messaggiodi Antonio » 30/10/2009, 6:55 pm

L'indagine storiografica non si può accontentare del fatto che, come dicono i musulmani, il Corano è vero perchè lo dice il Corano. Io non posso dire di essere andato con la donna più bella del mondo e farmi un'autoconferma. Cadrei in un corto circuito auto-legittimante. Se la donna in questione è ancora viva, si dovrebbe chiedere a lei, se non è più consultabile cercare altre prove: interrogare gli amici, vedere dove ha stazionato nel periodo in cui io ho detto che l'ho intimamente vista, controllare se esiste il Motel dove ho detto di avere consumato, le ricevute ecc.
Un'analisi storiografica di un testo "sacro" quindi non è inerente solo al contenuto. Studia il periodo storico, la linguistica, gli avvenimenti, le analisti critico-strutturali, la datazione, la comparazione con altri documenti che riportano magari gli stessi avvenimenti o simili, si fa una biografia dell'autore, si controllano le eventuali influenze, entra in gioco la papirologia ecc.
L'occidente, più che l'oriente e l'estremo oriente, ha adottato questi metodi di indagine molto specialistici per analizzare le scritture, laddove gli orientali si affidano più a mistici e sapienti e accettano i loro pareri, divenendo refrattari ad altri metodi, che dovrebbero interessarci proprio per non suonarcela e cantarcela da soli. Il cristianesimo e L'ebraismo sono stati letteralmente "Vivisezionati" in tale senso. I musulmani sono particolarmente refrattari ad aprirsi a questo tipo di ricerca, perché ciò equivarrebbe a mettere in dubbio il Corano stesso, parola increata e immodificata di Allah. Nel musulmano la tradizione e la fede sono le uniche cose che contano, sebbene ormai sia più che plausibe pensare che il Corano durante i secoli abbia subito sostanziali rimaneggiamenti.
Gli studi di filologia Coranica sono piuttosto recenti, in quanto si riteneva, fino agli inizi degli anni '70 che l'Islam fosse una religione in declino e la cosa quindi non suscitava interesse. Le cose poi sono cambiate.

cito un brano:

"Vediamo ora, molto sommariamente, come questo corpo di centoquattordici capitoli si sia costituito e quale sia stato il probabile processo seguito dal complesso della rivelazione.
Rimasta nel cuore e negli animi della gente per i vent'anni del suo ministero, la predicazione di Maometto è stata globalmente fissata per iscritto e raccolta ìn un « lezionario » ad uso liturgico (qur'àn, dal siriaco qeryònò] nei vent'anni successivi alla morte del Profeta, vale a dire tra il 632 e il 656, data dell'assassinio del terzo califfo 'Uthmàn. Quest'ultimo, notando come le varie redazioni esistenti del testo coranico rischiassero di accentuare la divisione della comunità e di facilitare gli scismi, ricorse a un procedimento molto saggio, ancorché spiacevole, consistente nell'imporre un testo ne varìetur emerso dal confronto tra le redazioni esistenti, le quali vennero poi distrutte, tranne alcune la cui traccia può seguirsi fino al X secolo. Gli Ommiadi, i vendicatori di 'Uthmàn, hanno contribuito a rendere esecutiva la decisione di quest'ultimo. Grazie ad essi, il testo di 'Uthmàn è diventato la Vulgata coranica; affinchè, inoltre, fosse accessibile a qualsiasi categoria di lettori, essi si impegnarono ad omogeneizzarne l'ortografia e a migliorarne la grafia. Sono comunque rimaste varianti formali di letture, di articolazioni consonantìche e vocaliche e delle pause, inevitabili in una lingua in corso di stabilizzazione, quando era appena cominciata l'esplorazione della ricchezza e della varietà dei dialetti e dei gerghi. Questo spiega l'esistenza, alla fine comunemente ammessa, di sette « letture » (qira'àt] canoniche e di sette altre tollerate non senza riserve. Queste letture dipendevano soprattutto dalle preoccupazioni morfologìche e lessicografiche che rivestivano un peso determinante nella vita intellettuale dei musulmani nell'VIII e nel IX secolo. Così come è pervenuta fino a noi, la forma testuale della « Vulgata » di 'Uthmàn risale alla metà del X secolo.
Va ancora osservato che la classificazione delle sure si basa su un ordine di lunghezza decrescente, tranne quella « aprente il libro » (al-Fàtiha], che è messa in testa al « lezionario » perché si recita all'inizio di qualsiasi preghiera liturgica. Probabilmente tale soluzione deve essere stata adottata per evitare di pronunciarsi sull'ordine cronologico della rivelazione, data l'assenza di una simile sistematica datazione. II fatto che la redazione abbia proceduto isolatamente e progressivamente su materiali difficili da rilegare (scapole di animali, cuoio, cocci, stoffe) lascia pensare, da un lato, che la memoria della cronologia precisa delle rivelazioni fosse stata profondamente alterata e, dall'altro, che si sia data la priorità nella trascrizione ai testi più lunghi, per timore di alterarli per deficienze di memoria.


(H.C. Puech: Storia dell’Islamismo; Euroclub 1989, pp. 59-60)


Come vediamo, i cosidetti "Orientalisti" ora si interessano anche alla strutturazione del Corano.

I musulmani diranno che non ha importanza, che è la tradizione che conta, che è un complotto o cos'altro; ma sono dati, a mio avviso, che non possono essere ignorati, e con cui la comunità islamica dovrà fare prima o poi i conti, se vorrà far fronte alla diffusione di tali conoscenze. E non potranno certo dire "a noi non interessa" perchè simili ricerche andranno propriamente (sopratutto qui in occidente, che abbiamo a cuore la ricerca scientifica) ad influire in maniera Diretta sull'attendibilità e quindi sulla diffusione dell'Islam. Dovranno insomma opporre elementi probatori che contrastino sul campo della filologia, non certo su "lo dicono i sapienti ed il Corano", che se non le hanno propriamente studiate, non sanno nulla delle indagini filologiche e sui metodi da me prima specificati. Sarebbe inoltre molto interessante studiare a fondo il contenuto di quegli scritti ritrovati dal professor Gerd-Rüdiger Puin, commissionato dal presidente dell’Autorità per le Antichità Yemenite Ismāʿīl al-Akwāʾ. Risalenti circa al 700 contengono probabilmente la più antica stesura coranica del mondo. Si notano chiaramente sovrascritture e processi di evoluzione del testo e frammenti di Sure che non compaiono sull'attuale Corano. Un "Work In Progress" di oltre 15000 fogli. Le autorità Yemenite, moltro stranamente ( o forse niente affatto stranamente ) non le ha rese accessibili ad altri studiosi (viewtopic.php?f=5&t=1161&start=0).
Antonio
 
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